The wandering mummy alla scoperta di Siviglia

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” Marcel Proust

Ho visitato Siviglia per la prima volta nel 2004. Avevo 24 anni, una laurea nuova di zecca in tasca e il desiderio profondo di viaggiare sola e senza meta.

Sono partita da Barcellona dopo un breve saluto alla mia cara amica Isabel. Ad accogliermi la capitale andalusa con 42 gradi a maggio ed un caos molto tipico delle città del sud che io tanto amo.

Nonostante avessi con me un itinerario culturale ben dettagliato della città (a quei tempi rigorosamente stampato su fogli di carta), passai due giorni a girovagare per le sue strade affascinata e guidata unicamente dalla sua magia. A Siviglia anche i nomi delle strade incise sui tipici azujelos sono pensati per accompagnare la bellezza circostante. Mi ricordo le vetrine del centro, gli eccentrici vestiti da Flamenca, il gusto fresco del gazpacho, che fino ad allora avevo solo visto nel film ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’ di Almodovar. Mi ricordo che un bicchiere di birra costava 50 centesimi e che i pavimenti dei locali erano colmi di gusci di pipe, buttati a terra per abitudine dagli avventori.

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